COSA C’È DA VEDERE NEL BORGO ANTICO:
Piazza del Ferrarese (foto) rappresenta il principale punto di accesso, del Borgo Antico. Affacciata sul lungomare Imperatore Augusto, di fronte al porto vecchio, la piazza è delimitata sulla destra dall'edificio dell'ex Mercato del Pesce (foto), realizzato nel 1840, e dalla rampa di accesso a via Venezia; a sinistra dall'attuale Sala Murat, ex magazzino alimentare, e dalle absidi della chiesa di Vallisa; lo sfondo è invece il palazzo Starita, costruito sui resti di un antico Arsenale. Durante recenti lavori di restauro, che hanno interessato non solo la piazza ma anche gli edifici circostanti, è venuto alla luce un breve tratto dell'antica Via Appia-Traiana, costruita dai Romani nei primi anni del II secolo dC. Oggi, animata da locali sempre molto frequentati, insieme a Piazza Mercantile, rappresenta una meta obbligata della movida barese. Suggestiva e romantica la vista serale del lungomare barese illuminato che si gode dalla piazza e dalla rampa di accesso a via Venezia. È il luogo ideale per ospitare concerti, spettacoli artistici e soprattutto le maestose luminarie che accompagnano la festa in onore del patrono di Bari, San Nicola.
Piazza Mercantile (foto), l'antica Piazza del Mercato, è da sempre il cuore pulsante delle attività commerciali e amministrative della città. Oggi per i cittadini di Bari. Piazza Mercantile e la vicina Via Manfredi Re, possono essere considerate il fulcro della "movida barese", infatti qui si possono trovare alcuni tra i migliori ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, bar, pub, ristoranti etnici e locali di tutto il centro storico. Piazza Mercantile offre ai suoi visitatori alcuni segni essenziali e caratteristici, tra i quali non possiamo non citare: il Palazzo del Sedile (foto), con la sua monumentale facciata articolata su due livelli e sormontata dalla torre dell'orologio, che in origine scandiva i ritmi della giornata mercantile barese, nonché da un'altana rinascimentale a tre arcate, decorata nella cornice da figure allegoriche femminili figure e busti di imperatori romani. L'orologio, reperto arrivato dalla Germania nel 1604, era inserito nel contesto di un campanile costruito in stile normanno contro il corpo compatto; l'altana a tre arcate, invece, fu realizzata nel 1722, su commissione del mercante ferrarese Stefano Fabbri, per abbellire la terrazza dell'edificio. Il palazzo ricoprì sin dalla sua costruzione diverse funzioni: fu loggia dei mercanti, sede del governo municipale e primo teatro pubblico della città: racchiuse insomma il cuore della vita amministrativa e politica fino al Settecento. Dall'inizio di via Re Manfredi è visibile un gruppo scultoreo a tutto tondo, che domina silenzioso un angolo di Piazza Mercantile costituendo un particolare elemento d'arredo oltre che un tratto distintivo della città: è la cosiddetta Colonna Infame (foto), così chiamata perché qui venivano esposti al pubblico i debitori insolventi. Il complesso scultoreo, rialzato su un basamento circolare costituito da quattro gradini concentrici, è composto da una nuda colonna in marmo bianco sormontata da una palla di cannone, e da un leone in breccia di calcare apulo. Il leone, probabilmente estrapolato da una tomba romana risalente al I sec. A.C. - I secolo d.C., simboleggia il potere e la giustizia, quest'ultima ulteriormente celebrata dall'epigrafe “custos iusticiae” (letteralmente custode della giustizia) incisa sul collare dell'animale.
Via Venezia (foto), la cosiddetta "Muraglia" di Bari, è una tappa obbligata per cittadini, visitatori, turisti che vogliono passeggiare piacevolmente e abbracciare con lo sguardo quasi tutto il lungomare barese. Da questo punto di contatto tra mare e terra i baresi vissero momenti storici pieni di gioia e di apprensione: subirono assedi, assistettero all'avvicinarsi di navi e corsari turchi, salutarono amici e schernirono i nemici. Partendo da una rampa su piazza del Ferrarese, via Venezia sale gradualmente verso il Fortino di Sant'Antonio Abate (foto). Questo baluardo è l'unico, insieme al Forte di Santa Scolastica (lato nord), ad essere sopravvissuto alla campagna di demolizione dell'800. Il Forte rappresenta il punto più alto della città vecchia da cui è possibile abbracciare la vista delle mura medievali (a sinistra) delimitate dal Lungomare Imperatore Augusto e dal profilo del Lungomare risalente alla prima metà del '900 (a destra). Oggi è possibile accedere ai locali al primo piano da via Venezia e ai locali al piano terra dal Lungomare Augusto Imperatore, utilizzati dal Comune come sede di mostre, dibattiti e incontri aperti al pubblico. Il lato sud del muro è impreziosito, ai suoi piedi, da una serie allineata di colonne recuperate da templi e costruzioni romane. Lungo la via si affacciano palazzi nobiliari (es. Palazzo Tanzi) ed osterie che con cortili, vicoli e scale intervallano occasionalmente la staticità delle mura. Andando verso nord si può notare sulla sinistra il profilo netto della basilica di San Nicola (sulla sinistra una scalinata consente l'accesso alla Basilica) fino ad arrivare al baluardo di Santa Scolastica (sulla destra, al termine del cammino, una scalinata riconduce al Lungomare Imperatore Augusto).
La Basilica di San Nicola (foto), prototipo del romanico pugliese, fu edificata negli spazi già occupati dalla Corte del Catapano nell'antica cittadella fortificata alla fine dell'XI secolo, per accogliere e venerare le reliquie di San Nicola, giunte in Bari il 9 maggio 1087 dall'omonima chiesa di Myra in Licia. La basilica è inserita nel contesto della Cittadella Nicolaiana (un complesso complesso di edifici sviluppatosi nel tempo all'interno del perimetro della corte del Catapano) che comprende attualmente: la chiesa di San Gregorio; il convento; la biblioteca e l'archivio della Basilica che conservano documenti cartacei e pergamene di eccezionale interesse storico; il Centro Studi Nicolaiani; il Portico dei Pellegrini; il Museo Nicolaiano. Realizzata con pietra calcarea precedentemente utilizzata in altri edifici, presenta una facciata principale racchiusa tra due torri: Torre del Catapano a destra, Torre delle Milizie a sinistra, di diversa altezza e fattura.
La facciata rispecchia l'interno, suddiviso in navate con tre portali di accesso. Il portale mediano, più ampio e riccamente scolpito, è caratterizzato da una forte simbologia, che riconduce all'immagine del Cristo vittorioso sulle tenebre del paganesimo, dalla scultura raffigurante una sfinge sulla cuspide del protiro e dai buoi sorreggono le colonne ottagonali ai lati del portale stesso. Sul lato nord spicca il bel portale dei Leoni. L'interno è diviso longitudinalmente in tre navate da colonne portanti e pilastri. La navata centrale è coperta da uno splendido soffitto ligneo, riccamente decorato, del pittore bitontino Carlo Rosa. In fondo alla navata centrale si trovano l'altare maggiore, sormontato dal ciborio più antico della Puglia (XII secolo), e l'abside che ospita la "Sedia di Elia", cattedra episcopale in marmo (fine XI - inizio XII secolo). Nella decorazione musiva che circonda la sedia è possibile rilevare la presenza di caratteri cufici con la parola "Allah" interpretata da alcuni come testimonianza della natura multietnica della manodopera impiegata nei lavori di costruzione. Dietro la cattedra episcopale si trova il monumento funebre tardo cinquecentesco di Isabella Bona Sforza, duchessa di Bari e regina di Polonia: tra due figure femminili seminude, raffiguranti Bari e la Polonia, e due immagini di santi, San Nicola e San Stanislao, sono sepolti i resti della regina, inizialmente sepolti nella chiesa cattedrale.
Dalle navate laterali attraverso due scalinate si accede alla Cripta (foto) che custodisce la tomba con le reliquie (foto) del santo. Di particolare rilevanza è la coesistenza all'interno della cripta di una cappella ortodossa e quindi di due altari: uno dedicato al rito cattolico e l'altro al rito ortodosso (unico esempio nel mondo cattolico a testimonianza della vocazione ecumenica della terra di Bari). Nell'angolo meridionale si trova la "miracolosa" colonna di porfido (foto), che da secoli attira la devozione dei pellegrini che vengono a toccarla convinti delle sue virtù taumaturgiche.
Nei secoli la basilica ha mantenuto la sua funzione di polo di pellegrinaggio, rappresentando un punto di riferimento per i devoti di tutto il mondo, soprattutto dei Russi ortodossi, particolarmente legati al santo. Elementi caratteristici della cripta sono i capitelli tutti diversi tra loro e alcuni di essi detti "bifronti".
Meno visitata della Basilica, intitolata a un santo che si è visto "rubare" il titolo di patrono di Bari, eppure chiesa dai mille volti e cuore pulsante della città vecchia, la Cattedrale di San Sabino (foto), con il suo alto campanile che svetta da secoli sul capoluogo pugliese, conserva al suo interno pezzi millenari di storia barese. Inaugurato il 4 ottobre 1292, fu edificato secondo lo stile del romanico pugliese sulle rovine della cattedrale distrutta da Guglielmo il Malo nel 1156. Da piazza dell'Odegitria si può ammirare la maestosa facciata, su cui si erge un diciotto petali sul cornicione sovrastante spiccano un rosone e una bifora, sorretti da colonne con capitelli corinzi che ornano il grande portale centrale. Dietro il campanile alto 68,90 metri. La luce pomeridiana invade la navata principale, sorretta da colonne, capitelli e archi che i restauri effettuati negli anni Trenta hanno liberato dagli stucchi barocchi posti nel '700 dall'architetto Antonio Domenico Vaccaro. Al centro della navata si trova l'Ambone (il pulpito da cui si leggono le scritture), con i suoi simbolici ornamenti medievali, tra cui i bestiari e la maestosa aquila federiciana che regge il leggio. In basso, rialzato rispetto al pavimento della navata e sorvegliato da due leoni, si trova il presbiterio su cui poggia l'altare, sormontato dal ciborio. La parte posteriore dell'altare nasconde un pregevole mosaico con raffigurazioni di agnelli, colombe, pavoni su fondo azzurro. Nell'abside centrale troviamo il singolare trono della cattedra vescovile che ha due leoni per braccioli. L'edificio cilindrico del diametro di 11 metri addossato al lato nord del tempio oggi funge da sagrestia (detta la Trulla) fu Battistero fino al XVII secolo. E' circondato da mobili in legno, tra i quali spicca un orologio del 1600, restaurato e perfettamente funzionante. Sulla parete circolare gli affreschi degli apostoli sono sormontati dagli stemmi di alcuni vescovi baresi.
Ma la parte più interessante dell'edificio è quella sotterranea: il "Succorpo" (foto), che ci conduce nella storia più antica del Duomo. Vi si accede attraverso una porticina sul lato destro del transetto. Prima che il ventre della chiesa fosse aperto al pubblico era un immenso ossario. L'area più estesa degli scavi è l'originaria basilica paleocristiana del V secolo: impianto rimasto intatto fino all'XI secolo. Ha tre grandi navate, in corrispondenza quasi perfetta con la chiesa superiore. Il pavimento rappresenta un vero e proprio capolavoro, completamente ricoperto dal cosiddetto "Mosaico di Timoteo" (foto). Si resta letteralmente incantati davanti al pavimento splendidamente restaurato pietra su pietra e realizzato con piccole tessere policrome. Si compone di un vasto campo centrale, con motivo a squame, racchiuso da una cornice decorata con animali acquatici e pesci, tra cui il "baresissimo" polpo. Ma l'esplorazione del Succorpo ci permette di andare sempre più indietro nel tempo, mostrandoci i resti di un grande edificio civile di età romana, che evidentemente occupava l'area del Duomo prima della costruzione della basilica paleocristiana. Qui possiamo ammirare anche un lembo di strada asfaltata, forse via Traiana. E anche le sorprese derivanti dal sottosuolo non finiscono qui, perché in corrispondenza della Trulla si trovano anche i resti di una chiesa più "recente" del periodo bizantino del IX-XI secolo.
Salendo in superficie apriamo una porta in una navata laterale per andare a visitare la Cripta: è l'unico ambiente che ha conservato lo stile "falso" barocco del '700. Qui tra una selva di colonne si conserva l'icona della Madonna Odegitria che la leggenda vuole provenga da Costantinopoli. Sono presenti anche le reliquie di San Sabino e quella di Santa Colomba.
Dall'interno della Cattedrale si può visitare il Palazzo Arcivescovile (foto) o l'Episcopio, sede dell'Arcivescovado e dal 1610 del Seminario. La sua monumentale facciata barocca si apre su un cortile abbracciato su tre lati dal palazzo stesso, dal prospetto sud della cattedrale e da altri edifici minori. Al centro del cortile si erge la cosiddetta "guglia", una colonna monolitica in granito poggiante su un alto basamento e sormontata da una statua a grandezza naturale di San Sabino, primo protettore della città.
il Castello Normanno-Svevo (foto) sorge ai margini estremi della città vecchia. Storicamente attribuito a Ruggero II il Normanno, fu edificato nel 1131 su preesistenti strutture abitative bizantine. Tra il 1233 e il 1240, Federico II di Svevia recuperò l'impianto normanno danneggiato dal duro intervento di Guglielmo il Malo, che nel 1156 si impose con la forza sui baresi, restii ad accogliere il nuovo sovrano. Il nucleo normanno-svevo è a pianta trapezoidale, con cortile centrale e quattro alte torri angolari fortemente bugnate. Oltrepassando la torre, detta Torre dei Minori per aver ospitato nell'Ottocento la sezione carceraria, si trova l'ingresso originario, il portale federiciano, manifesto del potere imperiale. Il portale immette nel vestibolo, anch'esso di epoca federiciana. L'androne federiciano si prolunga in un loggiato prospiciente il cortile centrale. I capitelli delle colonne che sorreggono la loggia sono decorati con una serie di aquile e recano iscrizioni firmate dagli scultori. Verso la fine del XIII secolo, Carlo d'Angiò attuò un vasto programma di restauro che coinvolse l'ala nord del castello. Nella cosiddetta Sala Sveva sono ancora visibili gli archi ogivali del portico che allora delimitava il cortile sul lato nord; al piano superiore si trova uno splendido salone, la Sala Angioina, con tre bifore sul mare, successivamente arricchita di affreschi, purtroppo oggi quasi del tutto perduti. Nel XVI secolo, sotto Isabella D'Aragona e la figlia Bona Sforza, il castello subì radicali trasformazioni per adeguarsi alle nuove esigenze dettate dallo sviluppo dell'artiglieria pesante e dal passaggio da un sistema difensivo discendente a uno di tipo radente. Vengono poi realizzati i bastioni che circondano il nucleo normanno-svevo, caratterizzati da una cornice a beccatelli su archetti pensili e da un doppio ordine di cannoniere. Rispetto all'attuale configurazione, il lato nord era ancora lambito direttamente dal mare, e il fossato d'acqua si sviluppava per i restanti tre lati del castello, isolandolo dalla città. Ma l'intervento promosso dalla duchessa Bona Sforza, testimoniato da un'iscrizione che corre lungo i lati nord ed est del cortile centrale, adegua il complesso anche alle esigenze di una residenza principesca. Nel cortile centrale, l'unica rampa medievale di collegamento al piano superiore è sostituita da un'elegante e scenografica doppia rampa. Sul lato est Bona Sforza fece realizzare una cappella dalle linee classiche in memoria del marito Sigismondo I re di Polonia, morto nel 1548. Nei secoli successivi, in particolare durante la dominazione borbonica, il castello subì un sostanziale abbandono, divenendo prima carcere e poi caserma, perdendo così le caratteristiche di fortezza e residenza principesca, finché nel 1937 il castello divenne sede della Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Puglia e Basilicata.
Dopo circa cinque anni di restauro, sono stati recentemente aperti al pubblico nuovi spazi, per creare un polo museale e accrescere l'offerta artistica della città, con mostre di autori contemporanei e reperti archeologici; eventi legati alla musica con concerti, dibattiti e approfondimenti; ma anche luogo privilegiato per organizzare convegni internazionali, tra storia e modernità. Alcune sale del piano terra ospitano la Gipsoteca, museo permanente di riproduzioni in gesso degli impianti scultorei dei più celebri monumenti pugliesi, realizzato per l'Esposizione Regionale di Roma del 1911 in occasione del cinquantenario dell'Unità d'Italia e riallestito nel 2011 per celebrare il 150° anniversario.
Strada Arco Basso (foto), ribattezzata “la via delle orecchiette”, è caratterizzata da un piccolo tunnel che una volta attraversato porta nella tradizione più antica di Bari Vecchia, quella della produzione delle fantastiche e richiestissime orecchiette baresi. Le orecchiette preparate dalle massaie davanti alla gente sono una vera e propria attrazione del centro storico di Bari, oltre a rappresentare un originale spaccato della quotidianità pugliese. La deliziosa pasta fresca (messa poi a seccare sui banchi in legno) è possibile anche acquistarla dalle signore stesse; queste donne infatti, per permettere ai turisti di portare a casa il gusto tipico delle orecchiette baresi, ripongono la pasta fresca in semplici sacchetti di plastica così da permettere alla gente di tornare a casa con un gustoso “souvenir” pugliese.
Piazza di Santa Maria del Buonconsiglio (foto) è uno degli angoli più suggestivi della città vecchia. Demolita negli anni '30, nell'ambito di una scellerata opera di restauro che mirava a riportare alla luce il lato "romanico" della città di Bari, dell'ex chiesa bizantina rimangono oggi solo le colonne d’epoca romana con i rispettivi capitelli corinzi e il pavimento musivo a tessere policrome. La chiesa era nota alla storiografia locale per le sue origini leggendarie: si dice che sia sorta a seguito di una controversia tra baresi e bizantini culminata in un omicidio nel 946; i baresi si opposero alla decisione dei bizantini di rivendicare il diritto di accompagnare le spose all'altare. Il cattivo consiglio che ha portato allo spargimento di sangue si sarebbe infine tradotto nella tregua, il "buon consiglio" che dà il nome alla chiesa. La struttura dell'ex chiesa ha origini antichissime. Rilievi effettuati negli anni Ottanta del Novecento hanno infatti rivelato che la struttura risalirebbe ad un periodo compreso tra il X e il XII. Queste ricerche archeologiche hanno portato alla luce reperti che abbracciano quasi tutte le epoche storiche, ripercorrendo la storia della città dall'età del bronzo al medioevo.
L’Arco delle Meraviglie (foto) di costruzione Cinquecentesca è testimone di una storia d’amore avvincente che per alcuni versi ricorda l’opera shakespeariana di Romeo e Giulietta. Come la coppia più famosa di Verona, anche la versione made in Bari narra di una passione tra due ragazzi ostacolati dai genitori contrari all’unione. La famiglia di lei, aveva vietato alla fanciulla di poter stare con il suo amato, proibendone non solo l’unione ma anche l’incontro. Il poveretto però non si lasciò perdere d’animo e a differenza del duo Montecchi-Capuleti non pensò a intrugli magici e risse ma a rimboccarsi le maniche nel vero senso del termine pensando a una soluzione migliore: costruire l’arco. La leggenda inoltre, è molto chiara sull’argomento: il barese dalle mani d’oro ha costruito il tutto in una sola notte. Abitando uno di fronte all’altro, l’arco creò un collegamento dire tto tra i due innamorati che così vissero felici e contenti.
La realtà dell’Arco Meraviglia è ben diversa da quella presentata. Ad abitare nei pressi dell’opera architettonica a cui si sovrappone un ballatoio con mensoloni del XVII secolo fu la famiglia milanese Maraviglia, giunta nel capoluogo pugliese con la duchessa Isabella d’Aragona. Il motivo della costruzione richiama un po’ la storia raccontata tra le vie della città: collegare due abitazioni medievali. Ad essere uniti però, non dovevano essere i Romeo e Giulietta del sud ma gli appartamenti di proprietà della stessa famiglia. L’intreccio amoroso dal risvolto positivo dunque, sarebbe un luogo comune tramandato di generazione in generazione per permettere a tutti i visitatori di sognare ancora una volta.
Largo Albicocca (foto), soprannominata Piazza degli Innamorati, è una delle piazze più suggestive e affascinanti della città: recentemente animata da luci, tende colorate, ulivi secolari e oggetti di artigianato grazie a un progetto di riqualificazione di Ikea, che ha voluto festeggiare i 10 anni di presenza nel territorio barese. La piazza è stata trasformata in un profumatissimo orto urbano, con due ulivi secolari al centro della piazza, circondati da alberi di agrumi e oltre sei metri di corbezzolo, tipico arbusto mediterraneo. Nelle aiuole laterali, invece, i sapori mediterranei di spezie e verdure, immancabili nella buona cucina pugliese. A corredo delle facciate dei palazzi sono stati collocati galletti in ceramica di artigianato barese, balconi allestiti con tendaggi a motivi geometrici e vasi ornamentali, e la sera una miriade di luci a led contribuiscono a riscaldare l'atmosfera.